16) Galileo. Il cannocchiale.
Nelle prime pagine del Sidereus nuncius Galilei racconta come gli
venne in mente di costruire un cannocchiale e di puntarlo verso il
cielo.
G. Galilei, Sidereus nuncius (pagina 93).

Sono dieci mesi incirca, che pervenne a' nostri orecchi un certo
grido, esser stato fabricato da un tal Fiamingo uno occhiale, per
mezzo del quale gli oggetti, bench assai distanti dall'occhio, si
vedevan distintamente come se fussero vicini; e di questo effetto
invero ammirabile si raccontavano alcune esperienze, le quali
altri credevano, altri negavano. L'istesso pochi giorni dopo fu
confermato a me per lettera di Parigi da un tal Iacopo Badovero,
nobil francese; il qual avviso fu cagione che io mi applicai tutto
a ricercar le ragioni ed i mezzi per i quali io potessi arrivare
all'invenzione di un simile instrumento: la quale conseguii poco
appresso, fondato sopra la dottrina delle refrazioni. E mi
preparai primieramente un cannone di piombo, nelle estremit del
quale accomodai due vetri da occhiali, amendue piani da una parte,
ma uno dall'altra convesso e l'altro concavo: al quale accostando
l'occhio, veddi gli oggetti assai prossimi ed accresciuti; poi ch
apparivano tre volte pi vicini, e nove volte maggiori, di quello
che si scorgevano con la sola vista naturale. Dopo mi apparecchiai
un altro strumento pi esatto, che rappresentava gli oggetti pi
di sessanta volte maggiori. Finalmente, non perdonando a fatica n
a spesa alcuna, pervenni a tal segno, che me ne fabbricai uno cos
eccellente, che le cose vedute con quello apparivano quasi mille
volte maggiori, e pi che trenta volte pi prossime, che vedute
dall'occhio libero. Quali e quanti siano i commodi ed usi di
questo instrumento, cos in terra che in mare, sarebbe affatto
superfluo il registrargli. Di che accortomi allora, lasciando le
cose terrene, mi rivolsi alle speculazioni celesti: e prima veddi
con esso cos da vicino la Luna, come se appena ci fusse distante
per due soli semidiametri della Terra. Dopo questa, con
incredibile allegrezza osservai pi volte le stelle, fisse ed
erranti; e vedendole cos spesse, cominciai a pensare sopra il
modo col quale io potessi misurare le lor distanze, e finalmente
il ritrovai. Di che conviene che sia avvertito ciascuno di quelli
che applicar vogliono a simili osservazioni. E' perci necessario,
in primo luogo, che abbino un perfettissimo occhiale (quale dal
suo uso Telescopio potr chiamarsi), che rappresenti gli oggetti
chiari e distinti, e sgombrati d'ogni caligine, e che gli mostri
almeno per quattrocento volte maggiori; imperciocch allora
appariranno per venti volte pi vicini: che se lo strumento non
sar tale, invano si tenter di osservare tutto ci che da me 
stato veduto in cielo, e che qui appresso andr registrando.
G. Galilei, La prosa, Sansoni, Firenze, 1978, pagine 56-59.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/2. Capitolo
Tre.
17) Galileo. Il Sidereus nuncius .
Nelle prime pagine di questa celebre opera galileiana, scritta in
latino in quanto destinata a tutti gli scienziati del mondo, sono
accennate in sintesi le grandi novit che l'autore si accinge ad
esporre, novit non mai udite.
G. Galilei, Sidereus nuncius (pagina 94).

Avviso Astronomico, nel quale si contengono le moderne
osservazioni, fatte per mezzo di un nuovo occhiale nella faccia
della Luna, Via lattea e Stelle nebulose, e si dichiarano i nuovi
scoprimenti di innumerabili Stelle fisse, si come di quattro
Pianeti, non pi veduti, chiamati con nome di Medicei.

Grandi veramente sono le cose che in questo piccolo trattato
propongo da vedersi e contemplarsi da i naturali speculativi.
Grandi io dico, s per l'eccellenza della materia, s per le
novit non mai udite per tutti i secoli andati, s ancora per
l'instrumento col quale al senso vostro quelle manifestate si
sono.
Gran cosa  certo l'aggiugnere sopra il numero delle fisse, che
fin a questa presente et si son potute scorgere dalla naturale
facult visiva, altre quasi innumerevoli stelle non pi vedute,
esponendole apertamente alla vista in numero sopra dieci volte
maggiore dell'anticamente osservate e conosciute fin ora.
Bellissima ed oltre a modo dilettevol cosa  vedere il corpo
lunare (da noi remoto per quasi sessanta semidiametri della Terra)
avvicinarsele talmente, come se ei fusse non pi lontano che due
sole di dette misure; onde il suo diametro apparisca circa trenta
volte maggiore, la superficie quasi novanta, e la solidit
ventisette mila volte prossimamente accresciuta sopra quella che
dall'occhio libero naturalmente si scorge: dal che poi con sensata
certezza sappia ciascuno non esser la Luna altrimenti di
superficie liscia e pulita, ma rozza ed ineguale, ed, a guisa
della superficie terrestre, circondata intorno di grandi
prominenze e profonde valli o lagune.
Inoltre sar cosa di grand'acquisto l'aver rimosse le altercazioni
e controversie della Galassia o Via lattea, con aver manifestato
al senso, non che all'intelletto, l'essenza sua; s come ancora
con aver dimostrato qual sia la sustanza di quelle stelle che
Nebulose dalli astronomi son chiamate.
Ma quel che eccede di gran lunga ogni nostra immaginazione, e che
principalmente mi ha spinto a dovere avvisarne ogni astronomo e
filosofo, e l'aver io trovato e scoperto quattro nuove stelle
erranti, non conosciute ed osservate da alcun altro avanti di me,
le quali intorno ad una tal principale stella delle gi cognite, a
guisa di Venere o di Mercurio intorno al Sole, trovo che hanno i
lor periodi certi, ora essendogli avanti, ora seguendola, senza
per digredire mai da quella fuori de' loro stabili e determinati
sentieri. Le quali cose tutte sono state da me primo osservate,
gi sono pochi mesi trascorsi, per mezzo di un nuovo occhiale da
me inventato, con la divina grazia illuminantemi.
G. Galilei, La prosa, Sansoni, Firenze, 1978, pagine 56-59.
